Perchè in Italia non si taglia la spesa pubblica

Perchè in Italia non si taglia la spesa pubblica

di Alberto Bisin
docente di Economia presso la New York University
articolo pubblicato in origine su NFA, il 12 luglio 2013.
I grassetti, i corsivi e le note (n.d.r.)  sono di Synesis Capital

Oggi, sul Corriere della Sera, Alberto Alesina e Francesco Giavazzi si domandano perché in Italia non si taglia mai la spesa ma si aumentano le tasse.
Suggerisco, con un aneddoto, che la cultura della classe dirigente (keynesiana vecchio stampo e/o cattolica) ha la sua importanza nella risposta a tale domanda.

Ieri [ero] a Roma alla presentazione del Rapporto 2013 del Centro Studi Economia Reale, di Mario Baldassarri. Tanti nomi noti e potenti tra il pubblico, tra cui un abbronzato e simpatico Romano Prodi.

Due relatori mi hanno particolarmente colpito.
Me lo aspettavo, e infatti nella mia relazione c’era un attacco a ciascuno di loro:  Alberto Quadrio Curzio e Piero Giarda.

Ebbene, il prof. Quadrio Curzio, con quella sua aria seria da “aristocrazia nera”, ha proposto una bella banca mista per gestire gli investimenti infrastrutturali, naturalmente con l’aiuto di Cassa Depositi e Prestiti
(n.d.r. : evidentemente non basta la Banca del Mezzogiorno voluta da Tremonti …).
Proprio così, senza ritegno.
Una bella privatizzazione dei profiitti, socializzazione delle perdite, con retrogusto di credito clientelare e poltrone per gli amici della politica ed economisti organici (Prodi si è divertito molto quando l’ho detto nel mio intervento; chissà se era lo stesso Prodi dell’IRI e delle sue banche).

Il ministro Giarda invece è molto simpatico e a modo. Ha incassato con classe la mia battuta sul fatto che una sua intervista sulla spending review ha certificato la morte del governo Monti, ed è intervenuto parlando proprio di spending review. Tutto l’intervento, che peraltro dimostrava seria conoscenza e comprensione dei dettagli del bilancio statale, aveva il seguente tono: “ragazzi, è difficilissimo e complesso, la spesa pubblica si fa per progetti che attraversano orizzontalmente le voci del bilancio, dobbiamo guardare all’insieme, ed è enorme, ed è complesso (non sono io a ripetermi, è lui), e abbiamo progetti a 15 anni, mica si possono tagliare: le imprese ci fanno affidamento (questo era per dire che il Rapporto Giavazzi è carta straccia, “il lavoro di uno studente del terzo anno“, cito a memoria ma vi assicuro che ha detto proprio così); e poi la cultura, le istituzioni, le pensioni le abbiamo già promesse, la gente ci fa affidamento…voi credete sia facile ma è complesso, è complesso, non si può fare,…”

Il fatto che la gente con la cancellazione dell’Ici sulla prima casa si è comprata la cucina nuova e poi però ha dovuto pagare l’lmu, questo non lo turba, al Ministro.
Non mi hanno dato modo di dirlo e quindi lo dico qui.
L’incoerenza temporale e i diritti acquisiti (n.d.r. diritti acquisiti !!!), che turbano i sogni del ministro e che gli suggeriscono che tagliare la spesa sia “complesso-oh-così-complesso”, non stanno solo dal lato della spesa, ma anche da quello delle tasse.
Io vorrei ufficialmente dichiarare che i soldi per la prossima patrimoniale li ho già spesi.
Vorrei che il Governo se ne rendesse conto
.

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del prof. Bisin consigliamo il libro “Favole & Numeri”, 2013, Università Bocconi Editore